Lun – Ven 9:30 - 13:00 | 14:00 - 18:00
Sab 9:30 - 13:00

Africa occidentale

In alcuni luoghi in Africa ci sono ancora oggi riti magici, wodoo, botteghe degli stregoni che vedono incantesimi, resterete impressionati dal mondo che si sviluppa intorno ai paesi dell’Africa Occidentale.
Togo, Benin, Burkina Faso e Mali saranno lo scenario del nostro viaggio fino alla mitica Timbuctu, meta della carovane che trasportavano merci dal Mediterraneo attraverso il sahara o dalle miniere di sale di Taudenni, in mezzo al nulla. Luoghi come Mopti e Djenne con l sua Moschea di fango oppure la Falaise di Bandiagara con il popolo Dogon restano mitici nelle menti dei veri viaggaitori africani. In questa zona d’Africa sono sorti e ancora in parte restano vivi se non altro nelle tradizioni, i regni del Dahomey o dell’impero del Ghana, gli Ashanti, con le loro ricchezze derivate dalla numerose miniere d’oro presenti nella zona.
Insomma un viaggio affascinante che vi trascinera’ fuori dal tempo e dallo spazio della nostra vita europea dall’inizio alla fine.
Se a cio’ aggiungiamo il clima mite e il mare caldo non manca niente per un vacanza che restera’ per sempre nelle vostre menti.
Gli appassionati di fotografie partiranno con almeno 10 macchine e 100 schede di memoria !!!!
Il percorso e’ tutto su asfalto anche se in alcune tappe sara’ asfalto “africano” !! – Km 2.600 totali con medie di 250 km/giorno e un paio di giorni di 500 km.

Itinerario

Giorno 1 – volo dall’Italia
Volo dall’Italia a Lome ( Togo), arrivo e pernottamento.

Giorno 2 – Lome’
Relax e ritiro delle moto in dogana, cena e pernottamento a Lome’.
Lome è una piccola città africana: da una parte il calmo quartiere amministrativo, dove si lasciano ammirare alcuni begli immobili in stile coloniale ; dall’altra il vivace quartiere degli affari, dominato dal mercato centrale. In periferia il mercato dei feticci dove sono messi in vendita gli ingredienti dei sacrifici vudù. E’ qui che i vari adepti dell’animismo locale vengono a comprare gli elementi necessari per i loro culti. I responsabili del mercato ci mostreranno alcuni «gri-gri» prodotti per risolvere i problemi della vita di tutti i giorni.

Giorno 3 – Lome’ – Bohicon – km 300 ca
Qualche chilometro a nord di Cotonou si estende una regione lacustre che accoglie Ganvie, esteso villaggio sulle palafitte, Una grande piroga ci condurrà. Gli abitanti, dell’etnia Tofinou, costruiscono le loro capanne su dei pali di teck e ricoprono i tetti delle loro abitazioni con una spessa coltre di paglia. La pesca è l’attività principale di questa popolazione in cui l’isolamento ha permesso di conservare le abitudini e le regole di costruzione originarie. Nelle piroghe, che uomini, donne e bambini conducono con facilità con l’aiuto di lunghe pertiche, si scandisce la vita quotidiana. E’ sulla piroga che si va a pesca, ci si sposta, si mettono in mostra le merci da vendere al mercato, si canta accompagnando il ritmo delle pertiche…

Giorno 4 – Bohicon – Natitingou -km 460
Visita del Palazzo Reale d’Abomey, i cui muri sono decorati con i simboli degli antichi re del Dahomey. Il palazzo è ora un museo che conserva tra l’altro le spoglie mortali dei re ed un tempio costruito con argilla mischiata con polvere d’oro e sangue umano. Il Regno del Dahomey stabili’ le basi del proprio potere su uno stato permanente di guerra che gli permise di catturare prigionieri da rivendere come schiavi. L’esercito reale era formato anche da truppe femminili, che si caratterizzavano per l’audacia e la bellicosità. Puntando verso nord sosteremo presso un importante luogo di culto vudù. La presenza di diversi bastoncini di legno ricorda l’innumerevole serie di preghiere che sono state rivolte al dio locale per soddisfare bisogni della vita di tutti i giorni : un buon raccolto, un felice matrimonio, un parto senza problemi, una promozione scolastica….

Giorno 5 – Natitingou – Ouagadougou – km 500
Nel nord del Benin vivono delle popolazioni che noi abbiamo definito « le popolazioni delle case fortificate ». Queste regioni figurano fra le più autentiche del continente africano, dove la vita si perpetua senza modificazioni da secoli, all’interno di grandi case patriarcali fortificate ed isolate. I Somba, che noi incontriamo oggi, rappresentano un esempio perfetto di questo genere di civilizzazioni. Per delle ragioni di difesa si sono rifugiati da secoli nella catena montagnosa dell’Atakora, su un territorio di difficile accesso. Le loro case sono simili a piccoli castelli. Si tratta di uno dei più begli esempi d’architettura tradizionale africana. Con l’accordo preliminare degli abitanti entreremo nelle loro case per capire il loro modo di vita.

Giorno 6 – Ouagadougou – Mopti – km 450
Le regioni in direzione nord-est sono abitate dai Mossi, antichi e fieri proprietari di queste terre saheliane. Nel passato, organizzati attorno al loro re erano in grado di difendersi ed attaccare ogni nemico. Tra i quattro reami Mossi, quello di Ouagadougou fu il più importante. Ancor oggi il loro capo tradizionale, il “Moro Naba”, esercita un ruolo importante nella vita sociale del paese.
Dopo aver varcato la frontiera del Mali attraversarsiamo i villaggi Dogon della pianura, una delle regioni più interessanti, ma meno visitate dei paesi Dogon. In questa regione, i Togu’na, le case dove si riuniscono gli anziani, sono realizzate con pilastri in legno scolpito, rapresentanti maschere ed antenati mitici. Si tratta di una delle ultime occasioni di incontrare l’arte africana ancora inserita nel suo contesto.

Giorno 7 – Mopti – Timbuktu – volo e visita
Casette ma anche palazzi di argilla, abitati dalla borghesia locale, con stili architettonici particolari, che uniscono le tendenze nord africane con forme più sudanesi, che fanno di Timbuktù –a suo modo- una città cosmopolita. Arriviamo a Timbuctù colmi delle descrizioni che ci hanno lasciato grandi viaggiatori del medioevo, tra cui Leone l’Africano, e che hanno contribuito a fare di questa città un mito. Di quel tempo d’oro, XV-XVI sec., restano tre moschee: la moschea Djingereber, costruita nel 1327 da El Saheli, architetto andaluso; la moschea Sankore, che ospitò una famosa università, e la moschea Sidi Yahya, costruita dal marabù El-Moktar Hamall. Interessanti anche altre tracce di un passato glorioso: finestre, porte, colonne e decorazioni di stile marocchino.
L’attualità culturale di Timbuctù è rappresentata dale decine di biblioteche, che raccolgono secolari manoscritti. Tracce di un sapere che ha la leggerezza di fogli di carta ma la densità di un tempo che non finisce mai. Ma Timbuktù è tuttora soprattutto un terminal carovaniero, come lo è stato per secoli.
In un quartiere periferico, che visiteremo, arrivano le carovanee depositando le lastre di sale che poi sarà distribuito in varie regioni dell’Africa Occidentale. In questo quartiere le genti delle carovane hanno i loro caravanserragli, i loro accompamenti ed è qui che celebrano lo scorrere della vita tra una carovana e l’altra: matrimoni, battesimi…
Visiteremo anche gli artigiani, famosi per l’antica tecnica dei gioielli derivati dalla tradizione sia Maura sia sudanese della filigrana. E’ possibile inoltre trovare prodotti dell’artigianato Tuareg (portafogli, portapipe, anelli, spade, pugnali, teiere). Pernottamento a Timbuktu

Giorno 8 – Timbuktu – Mopti – volo e visita
Mopti, caratterizzata soprattutto dal variopinto porto che ospita bei personaggi dell’acqua e del deserto. “Creazione” coloniale, in contrapposizione a Djenne, Mopti, ha conquistato negli ultimi decenni l’egemonia come porto fluviale nella regione del delta interno. Sicuramente il più ricco in pesci. Mopti è dunque terminal di barche stracariche di gente, che qui arriva per lo più con pesce e riparte con i beni prodotti dal lavoro agricolo dei Dogon: essenzialmente miglio e cipolle.
Mopti è anche un terminal importante del commercio del sale che comincia a Taudenni (750 km a nord di Timbuctù) e termina a Mopti, prima di spargersi nel dedalo di strade e piste dell’Africa Occidentale. Nel porto, presenze atipiche quali gli Arabi di Timbuctù, sono là per ricordare questo legame tra Mopti ed il sale del deserto. Non ultimo: Mopti è il luogo in cui le barche nascono: legno, chiodi, stracci, corde sono assemblati da mani esperte, per poi essere consegnati a pittori specializzati in disegni scaramantici. Poi, una volta benedette dal marabut, queste imbarcazioni, le famose “pinasse”, sono pronte per salpare su acque poco profonde, ma a volte agitate dai venti provenienti dal Sahara.

giorno 9 – Mopti – Sangha e Dogon – Mopti – km 150
Scenderemo lungo le pendici della falesia di Bandiagara. Un paesaggio che ci lascerà senza fiato: i villaggi sono “incastonati” nella parete, sfidando le comuni regole gravitazionali. Le linee dritte delle case si alternano con quelle sinuose delle grotte. Predomina il color terra, accompagnato dal silenzio, interrotto solo dal vociare di bambini. Dall’ombra di un vicolo pietroso sbucano file di donne che si recano al pozzo. Il sorriso dei loro sguardi ci fanno immediatamente sentire fra gente cordiale e pacifica.
“Davanti a noi i granai dogon, quasi a tre quarti del villaggio. Impressionanti nella semiluce, scure piramidi di mota, immagine cosmologica del maglio del fabbro sceso dal cielo a portare acqua e fuoco agli uomini, con dentro le otto sementi originare. Accoppiati il granaio del marito e quello della moglie, come devono stare accoppiati marito e moglie nel letto. Lo sportellino in legno scolpito ricorda una bocca, due punzoni superiori gli occhi. In realtà sono maschere che ricordano la coppia originaria, direi.” (Gianni Celati, Avventure in Africa, o.c. pp.77-78)

Giorno 10 – Mopti – Djenne – San – km 200
Djenne, la più bella ed intatta delle città carovaniere a sud del Sahara. La sua architettura in stile sudanese risale al XIV secolo.
L’armonia plastica dell’architettura sudanese ha colpito gli europei fin dalle prime esplorazioni e rendendola la più nota delle architetture africane.
I palazzi a più piani delle importanti famiglie che controllavano i commerci sahariani, le scuole coraniche, la moschea, che è anche il più grande edificio d’argilla nel mondo, formano un insieme abitato unico, che ha meritato il titolo di Patrimonio dell’Umanità da parte dell’UNESCO.
Camminando tra i vicoli della cittadina, saremo attirati dai particolari architettonici, risultato del lavoro dei “barrey”, i muratori di Djenne. Veri e propri artisti, che edificano case avendo come unico strumento le loro mani ed il fango. Conoscenze tecniche e metafisiche si sommano facendo di un barrey un artigiano ma anche un grande iniziato. Le case che costruisce beneficiano delle sue capacità edilizie, e della conoscenza di formule magiche, le sole che davvero preserveranno la casa da disgrazie ed incidenti.

Giorno 11 – San – Bobo Dioulasso – km 300
Bella città africana, Bobo Dioulasso é la più verde delle città del Burkina Faso. Numerosi quartieri hanno mantenuto un’atmosfera coloniale. La stazione ferroviaria in stile neo-moresco sembra uscita da un film su Atlantide. Di tutt’altro genere la vecchia moschea in puro stile sudanese e i quartieri limitrofi. Nel 1891 l’esploratore francese Crozat, descrivendo il ruolo commerciale di Bobo, diceva: “Le carovane del sud vi portano le noci di cola e i tessuti, quelle del nord vi arrivano cariche di sale, quelle dell’est vi portano utensili in ferro e le perline di vetro, mentre l’oro arriva dal paese dei Lobi”.
Bobo è anche crocevia d’arte e di musica Durante il giorno gli antiquari offrono begli esemplari di maschere in legno: farfalle, gufi, caimani, sole… Decoro e simbolismo religioso gratificano lo sguardo. La notte, i “maquis” ed i bar risuonano di ritmi tradizionali che ormai occupano un posto di rilievo nel panorama internazionale della world music.

Giorno 12 – Bobo – Banfora – Gaoua – km 290
Banfora, definita « città giardino » è celebre per il suo mercato, probabilmente il più ricco del paese in prodotti d’artigianato. In effetti le popolazioni locali (Gouin, Karaboro e Turka) sono famosi produttori di lavori in rafia, terracotta e tessuto.
Incontro con i Lobi: i Lobi del Burkina sono il gruppo più chiuso di questa etnia, distribuita in Burkina, Ghana e Costa d’Avorio. I Lobi del Burkina sono anche quelli che hanno i villaggi più caratteristici e che, grazie alla loro attitudine chiusa, hanno mantenuto inalterate le loro tradizioni. Ogni famiglia allargata vive in una grande costruzione in argilla.

Giorno 13 – Garoua – Wa – km 230
Passaggio della frontiera del Ghana per inoltrarsi in un territorio di case fortificate, popolato dai Dagarti. Incontro con questa popolazione che con grande senso dell’accoglienza ci mostrerà alcuni aspetti della loro vita e dei loro culti.

giorno 14 – Wa – Kumasi – km 480
Iniziamo la nostra discesa verso sud attraverso un paesaggio che lascerà progressivamente i colori della savana per indossare quelli della foresta. La pista segue le impronte dell’antica strada delle carovane che collegava i più importanti centri commerciali dei reami del Sudan, come Djennè e Timbuctu, alla regione di Kumasi, grande produttrice d’oro e della famosa noce di cola. La presenza di moschee di stile sudanese sta a testimonianza degli antichi e fiorenti commerci che esistevano tra i popoli della savana e i popoli della foresta.

Giorno 15 – Kumasi – Elmina – Km 230
Kumasi è una città che puo’ vantare un passato ma anche un presente. Un passato, prima di tutto, centrato intorno ai re ashanti che dalla fine del 17° secolo ad oggi hanno mantenuto vive le tradizioni e la forza del popolo ashanti; il presente, rappresentato da floride attività economiche, che traggono profitto dalle oppurtunità offerte dalla foresta e dalle miniere d’oro soggiacenti.
L’incontro con la città comprenderà questi due aspetti tramite la visita al museo ashanti del centro culturale e la visita del mercato, uno dei mercati all’aperto più vasti dell’Africa Occidentale.
Cape Coast, Elmina: dei nomi legati alla storia dell’Africa, ma anche alla storia di tutta l’umanità. Nel 1482 Cristoforo Colombo e Bartolomeo Diaz arrivarono qui con una dozzina di caravelle per costruire un castello sotto l’autorità portoghese. I luoghi scelti erano legati alla possibilità di sfruttamento d’oro. Ecco l’inizio della storia d’Elmina: un castello, un porto, un villaggio, da cinque secoli in contatto con le popolazioni europee. Il castello che si visita oggi è il risultato dei lavori realizzati da Portoghesi, Olandesi, Inglesi e autorità locali. Nel corso della sua storia è stato utilizzato come magazzino d’oro, d’avorio, di legno pregiato, ma anche di schiavi. Oggi è considerato Patrimonio dell’Umanità. La città d’Elmina è un tipico porto di pesca con centinaia di grandi piroghe colorate che tutti i giorni affrontano l’oceano. I vicoli di quest’antico villaggio di pescatori ci faranno respirare un’atmosfera vivace e fuori del tempo. Le antiche costruzioni portoghesi, oggi abitate da dei locali, giacciono contrapposte ai templi delle “compagnie asafo”, in cui i guerrieri depositavano offerte votive.

Giorno 16 – Elmina – Accra – Lome – km 400
Interessante città africana, in rapida evoluzione, Accra ha saputo conservare un’identità, che si riflette nei quartieri moderni, come anche in quelli vecchi, dove si moltiplicano le attività tradizionali.
I verdeggianti quartieri amministrativi, composti da eleganti ville della prima metà del Novecento, ci ricordano che questa fu la più prosperosa delle colonie britanniche d’ Africa.
Il quartiere dove abitano i fabbricanti di sarcofagi, dalle forme “fantasy”. Con estro escono fuori dalle loro mani bare a forma di frutti, pesci, aerei, animali… Questi prodotti potrebbero far bella figura in qualsiasi centro d’arte moderna.
Particolarmente interessante il Museo Nazionale, realizzato per comparare l’arte tradizionale del Ghana con quella dell’intero continente africano e per lo sviluppo della produzione artistica moderna.
Di fronte all’oceano si organizza la vita del quartiere indigeno:James Town, la zona di Ogro Road, Wato e mercato del pesce (la vecchia Accra fra Ussher Town e James Town). Un villaggio circondato da una città! Qui le attività economiche seguono criteri ben diversi da quelli che governano la city, distante solamente qualche centinaio di metri.
Passaggio della frontiera del Togo per raggiungere Lome dopo pochi km.

Giorno 17 – Lome
Relax e carico delle moto in container per la spedizione

Giorno 18 – Lome’ – Volo di rientro in Italia con orari da definire.

Mappa

Date e Costi

Date di svolgimento: da giovedi’ 26 dicembre a domenica 12 gennaio 2020

Quota di partecipazione e persona con almeno 12 partecipanti: Euro 3900
Comprendente:
i pernottamenti in camera doppia con cene e colazioni
la guida parlante italiano
il furgone per il trasporto dei bagagli
l’assicurazione AmiAassistance
il road book

Quota volo: Euro 900 da confermare al momento della prenotazione

Quota trasporto moto: Euro 1900

Prenotazione e Informazioni

Tel. +39 02 2720 1556
Fax. +39 02 2720 1140

Ore di Servizio
Lunedi a Venerdì: 09:00 - 18:00
Sabato: 09:00 - 13:00
Sabato pomeriggio e Domenica chiusa.

Ritiro e consegna solo su prenotazione.

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